Programmati ad Obbedire

Perché molti di noi si fanno volontariamente mangiare dal lupo?

Perché molti di noi si fanno volontariamente mangiare dal lupo?

È strano e quasi scoraggiante quanto poco siamo oramai abituati a fare due cose: la prima è farci delle domande, a dubitare di quello che ci viene detto; la seconda è fare qualcosa quando questo avviene. Non ci chiediamo più se effettivamente non ci sia altro dietro l’improvviso aumento di peluria della nonna di cappuccetto rosso, e pure se ce ne accorgessimo non lo faremmo notare.

Ed è ancora più triste il fatto che questa situazione, questo condizionamento a cui la maggior parte della popolazione è sottoposto, altro non è che il risultato di come veniamo cresciuti. Fin da piccoli ci insegnano a rispettare l’autorità, no questions asked. In famiglia la parola del padre e della madre va rispettata. Perché? Perché sono il padre e la madre. A loro va obbedienza e gratitudine, che siano buoni o cattivi genitori, senza diritto alla domanda o a spiegazioni, perché loro sanno cos’è meglio.

Il problema è che anche nel caso di genitori effettivamente ottimi, questo condizionamento viene poi trasferito alle altre figure di autorità che si incontrano nella vita. Ne siamo in soggezione, e anche quando vi troviamo delle falle nei comportamenti, negli ordini, preferiamo di gran lunga ingoiare il rospo e chinare la testa. Perché temiamo una rappresaglia, di essere una voce isolata nel mucchio. Pigiamo il bottone e teniamo la poltrona, anche se il colore di esso ci fa torcere le budella. Crescendo veniamo letteralmente programmati ad obbedire all’autorità anche quando va contro la nostra coscienza.

I risultati di uno studio del professor Milgram dell’università di Yale, progettato e poi messo in atto a cavallo tra il 1961 ed il 1962, si rivelarono agghiaccianti e scossero il mondo della psicologia. I partecipanti all’esperimento venivano portati in una stanza, mentre un loro pari -segretamente un membro dell’equipe- in un’altra. Al partecipante veniva presentata una console, che sarebbe servita a dare scosse elettriche di sempre maggiore intensità al ricercatore infiltrato nel caso quest’ultimo non avesse risposto correttamente a delle domande postegli, dalle 15 alle 450 volt con un aumento di scossa in scossa di 15 volt.

Un’altoparlante nella stanza dava all’esaminato il feedback da parte del ricercatore, mentre un altro membro dell’equipe era nella stessa stanza del partecipante, con il compito di spingere il partecipante a continuare. Più le scosse diventavano forti più l’infiltrato, che era in comunicazione con la stanza dell’esaminato tramite un altoparlante, emetteva segnali sempre maggiori di sconforto. A 120 comunicava che stava diventando doloroso. A 150 chiedeva di essere liberato dalla sedia a cui era confinato. Fino ad emettere un urlo agonizzante a 285 volt.

SingchairOvviamente, le scosse non avvenivano realmente, ma questo il partecipante all’esperimento non lo sapeva. Ora, veniamo ai nominati risultati agghiaccianti.

L’esperimento originale -ebbe più iterazioni nel tempo- si svolse su 40 uomini. Di queste, 34 continuarono a dare scosse oltre I 150 volt quando il ricercatore chiedeva di essere liberato. E di questi 34 25 -quindi il 62,5 per cento del gruppo- hanno continuato ad obbedire il ricercatore che era con loro nella stanza fino alla fine, fino alle 450 volt, non importa quanto la vittima nell’altra stanza si lamentasse. Gli esaminati sudavano, si lamentavano, scuotevano la testa, ma continuavano. Quasi due terzi del campione inflissero un totale di 30 scariche elettriche una dopo l’altra ad una persona che agonizzava per il dolore semplicemente perché gli era stato ordinato.

Milgram ripeté più volte l’esperimento con diverse variazioni, utilizzando per esempio solo donne. I risultati furono virtualmente identici, con la sola differenza che le donne esibivano livelli di stress maggiore. Altre università ed altri studiosi lo ripeterono, con gente di tutte le età, professioni, ambo I sessi… I risultati furono sempre gli stessi, e non facevano che dare ulteriore, raggelante validità a questa seguente frase di Milgram:

“Gran parte delle persone fanno quello che gli viene detto di fare, senza prendere in considerazione in cosa l’azione consiste e senza limitazioni imposte dalla propria coscienza, fintanto che percepiscono che I comandi gli vengono dati da una legittima figura autoritaria.”

Come può succedere una cosa del genere? Come possono delle persone compiere atti che vanno contro la propria coscienza? Secondo Milgram, possono semplicemente facendo degli ‘aggiustamenti di pensiero’, ovvero una persona che segue degli ordini non si vede responsabile delle proprie azioni. Il quel momento non si considera una persona, ma una specie di strumento. Un agente di una figura esterna a cui attribuisce tutta la responsabilità.

Con un mind-set del genere in cui l’uomo medio cade quasi automaticamente, non è certo difficile spiegare molti degli scenari che ci troviamo di fronte al giorno d’oggi, ed è purtroppo un qualcosa che viene anche attivamente sfruttato in alcune realtà. Ma ne parleremo la prossima volta.


Link Utili

Video – Milgram Obedience Studies (Piccolo video documentario sull’esperimento)

Articolo – Obbedienza all’Autorità ed Empatia (Articolo sull’argomento di State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche)

Video – Psychology: Electric Shock Experiment (Riproposizione recente dell’esperimento di Milgram)

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